Era passato un po' di tempo e ormai io e S. stavamo insieme. Passavamo molto tempo insieme, si usciva e si scopava spesso, quindi direi che eravamo fidanzati. Le scopate erano sempre un po' scomode, ma non ci facevamo caso. Si scopava in macchina o qualcosa di veloce quando ero in casa da solo, ma la comodità mancava.
Sì, il suo gioco preferito era non farsi scopare mai a pecora con me. L'avevo chiamata "culona" una volta e me la faceva pagare, anche perché sapeva che mi piaceva e voleva farmi soffrire. Ma l'avevo già condivisa con un mio amico nero e si concedeva a pecorina a lui con grande piacere. Allora, quando ricominciò a fare la cattivella, a non farsi scopare a pecorina, capii che era il momento di fare un giro a Milano.
Andai a prenderla, le dissi che andavamo a Milano e lei capì subito a cosa mi riferissi... e si preparò di conseguenza. Una gonna larga e comoda, un bel tacco, e partimmo. Parlò poco per tutto il viaggio; sapevo che pensava solo al cazzo nero che andava a prendere per un'altra serata trasgressiva.
Andammo a casa dell'amico, che ci accolse sorridente come sempre. Diede un bacio a S. che quasi partì in quarta... L'amico la fermò un attimo, sorridendo, ma S. non la prese bene, anzi, fu indifferente. Si mise in ginocchio e gli sbottonò i pantaloni e subito glielo prese in bocca, quel grosso cazzo nero.
E poi sì, prese l'amico per mano e lo portò sul divano. Lei si mise subito a pecorina, tirò via la gonna e quel culone che mi faceva impazzire era in aria, pronto per l'amico nero. Se la scopò di brutto. Vidi quella culona danzare. Mi feci una sega e le sborrai in bocca.
Sapeva come farmi impazzire per poi farmi godere. Ormai mi conosceva bene.
Sì, il suo gioco preferito era non farsi scopare mai a pecora con me. L'avevo chiamata "culona" una volta e me la faceva pagare, anche perché sapeva che mi piaceva e voleva farmi soffrire. Ma l'avevo già condivisa con un mio amico nero e si concedeva a pecorina a lui con grande piacere. Allora, quando ricominciò a fare la cattivella, a non farsi scopare a pecorina, capii che era il momento di fare un giro a Milano.
Andai a prenderla, le dissi che andavamo a Milano e lei capì subito a cosa mi riferissi... e si preparò di conseguenza. Una gonna larga e comoda, un bel tacco, e partimmo. Parlò poco per tutto il viaggio; sapevo che pensava solo al cazzo nero che andava a prendere per un'altra serata trasgressiva.
Andammo a casa dell'amico, che ci accolse sorridente come sempre. Diede un bacio a S. che quasi partì in quarta... L'amico la fermò un attimo, sorridendo, ma S. non la prese bene, anzi, fu indifferente. Si mise in ginocchio e gli sbottonò i pantaloni e subito glielo prese in bocca, quel grosso cazzo nero.
E poi sì, prese l'amico per mano e lo portò sul divano. Lei si mise subito a pecorina, tirò via la gonna e quel culone che mi faceva impazzire era in aria, pronto per l'amico nero. Se la scopò di brutto. Vidi quella culona danzare. Mi feci una sega e le sborrai in bocca.
Sapeva come farmi impazzire per poi farmi godere. Ormai mi conosceva bene.